{"id":1169,"date":"2017-09-18T06:41:08","date_gmt":"2017-09-18T06:41:08","guid":{"rendered":"http:\/\/gruppoterrae.org\/?page_id=1169"},"modified":"2017-09-18T06:44:14","modified_gmt":"2017-09-18T06:44:14","slug":"legami-umani-di-carmine-ragozzino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/gruppoterrae.org\/?page_id=1169","title":{"rendered":"Legami umani &#8211; Di Carmine Ragozzino"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>Legami umani<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Di Carmine Ragozzino<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anna, Celestina, Franca, Pierina. E, ancora,\u00a0 un&#8217;altra Anna. In cinque fanno 458 anni. Con Cesira gli anni sarebbero saliti ancora. E che salita. E che impennata anagrafica:\u00a0 565 anni. S\u00ec, perch\u00e9 Cesira di anni ne aveva collezionati\u00a0 la bellezza di 107. Ma a quell\u2019et\u00e0 \u2013 un\u2019et\u00e0 incredibilmente giovane per lo spirito, la simpatia e invidiabile lucidit\u00e0 &#8211; Cesira ha deciso. Ha deciso che bastava. Se n\u2019\u00e8 andata. Ma ci sar\u00e0 sempre.<\/p>\n<p>Anna, Celestina, Franca, l\u2019altra Anna e, indimenticabile, Cesira. Sono le bianche colonne della casa di riposo di Taio. Colonne dalle ginocchia dolenti ma dalla schiena dritta. Colonne senza saperlo. Senza volerlo. Sono esempi di una semplicit\u00e0 salvifica in questo mondo complesso. Lentezza degli arti, sorprendente velocit\u00e0 della mente.\u00a0 Nel mentre gli artisti del \u201cGruppo Terrae\u201d costruiscono all\u2019ingresso dell\u2019ospizio il loro giocoso monumento alle memorie agricole intrecciando natura e testimonianze di antica fatica \u2013( rami e vecchi attrezzi della campagna) \u2013 le signore fanno fil\u00f2. E l\u2019allegria scherzosa del loro fil\u00f2 si fa lezione.<\/p>\n<p>Racconti, appunti sparsi, flash di esistenze ardue. I ricordi possono essere confusi ma non sono sbiaditi. E le parole, in divertita libert\u00e0, valgono tutti i punti di una laurea. Valgono tutti gli atti di un convegno sulla senilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni oggetto tra quelli usati e valorizzati nell\u2019opera del \u201cGruppo Terrae\u201d \u00e8 uno spunto per rinverdire un passato che per loro &#8211;\u00a0 le ragazze ottuagenarie &#8211; non \u00e8 mai passato. Un passato per il quale non ci pu\u00f2 essere nostalgia perch\u00e9 quel tempo era tempo di stenti. Di lunario incerto. Ma \u00e8 un passato che non si pu\u00f2, non si vuole e non si deve rimuovere: quel sudore campagnolo, ettolitri di sudore, non riusciva ad annacquare la ricchezza della socialit\u00e0. Anche tra poveri.<\/p>\n<p>Donne forti. Sono fortissime le ragazze che sono andate avanti, tanto avanti, con l\u2019et\u00e0. La stalla, le bestie, il frumento, la vipera che quasi t\u2019ammazza e invece l\u2019ammazzi tu con il coraggioso bastone della sopravvivenza. E poi le guerre. E poi i padri e i fratelli emigranti. Quell\u2019America che per qualcuno \u00e8 fortuna e per troppi \u00e8 solo altra sofferenza. Insopportabile. Con il ritorno che sembra di nuovo la partenza: in bolletta. I figli da tirar su \u2013 all\u2019epoca erano tanti da non ricordarsi quasi i nomi \u2013\u00a0 senza potersi permettere n\u00e9 regali n\u00e9 coccole. E la \u201cgerla\u201d: peso, macigno. O mani che gelavano in inverno e bruciavano in estate. O il fieno da tagliare: lavoraccio. Altro che il divertimento dei turisti quando provano l\u2019ebbrezza della tradizione. Una tantum. Il fieno delle contadine? Era un\u2019esplosione di bolle.<\/p>\n<p>Gioiscono per poco, per nulla, le anziane ragazze. Oggi parlano anche con gli occhi. La felicit\u00e0? Era anche un avanzo delle cervella &#8211; pasto ricco e prezioso &#8211; che i benestanti lasciavano in una macelleria. Le frattaglie \u201crubate\u201d al pattume diventano pranzo di gala. Cos\u00ec come era una festa la patata \u201cprofumata\u201d, solo profumata, da un\u2019aringa: appesa al centro della tavola.<\/p>\n<p>Miseria e nobilt\u00e0. Un\u2019economia di sussistenza per queste \u201csignore\u201d nonese e solandre che nei campi hanno trascorso mezza e pi\u00f9 vita. Una vita dura ma vissuta, ben prima che i campi valligiani diventassero sostanziosi conti in banca grazie alla coltura e alla cultura delle mele.<\/p>\n<p>Eppure se si guardano indietro &#8211;\u00a0 e una volta che il loro fil\u00f2 decolla non atterra pi\u00f9 &#8211; le colonne di Taio\u00a0 regalano meno passato e pi\u00f9 presente. Anzi, offrono una chiave di lettura del presente. Altro che nostalgia. Capita che si sentano quasi in imbarazzo per la loro vecchiaia amorevolmente assistita quando pensano lucidamente\u00a0 a chi diventer\u00e0 vecchio domani.<\/p>\n<p>Hanno figli. Hanno nipoti. Li scrutano un poco spaesate quando chattano o quando parlano da soli con il cellulare in tasca e la cuffia che scalda. Ma non si spaventano le signore. N\u00e9 si scandalizzano. Forse perfino si divertono. O forse, al contrario, hanno timore. Ma non temono la tecnologia. Temono il futuro. Ma non il \u201cloro\u201d futuro. \u201cIl nostro era un mondo di fatica e scarsa soddisfazione. Ci accontentavamo. Dovevamo accontentarci di un pizzo per la festa. Ma quello di oggi \u00e8 un mondo che torna indietro. I miei nipoti hanno studiato, sono bravissimi, sono rispettosi, sono affettuosi. Ma quando lavoreranno? Quando andranno in pensione? Come si faranno una famiglia?\u201d.<\/p>\n<p>Eccole le colonne di Taio. Colonne di una saggezza alla quale l\u2019et\u00e0 permette anche larghe dosi di ironia. Contagiosa. \u201cInsomma, ad un certo punto ho dovuto prendermi un contadino come marito. Ero stufa di far fatica da sola\u201d. E sui contadini di oggi il giudizio \u00e8 impietoso: \u201cQuesti sanno solo guidare i trattori\u201d. Femminismo da novantenni, ma pur sempre femminismo.<\/p>\n<p>Da Taio a Cles c\u2019\u00e8 qualche chilometro. Ma l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 a chilometro zero. Si confonde e si compendia. Se a Taio le colonne sono femmine, alla casa di riposo di Cles anche gli uomini tengono un po\u2019 di banco. Scrutano come e quanto cresce l\u2019altra creazione del \u201cGruppo Terrae\u201d nel magnifico giardino fiorito.<\/p>\n<p>Erminio, Giuseppe, Renzo: anche qui, sommando le rughe, si va verso i trecento. Anche qui, sommando i pensieri, non si andr\u00e0 a trecento all\u2019ora ma nemmeno si va piano. Il motore della memoria \u00e8 un diesel. Magari sbuffa ma non tradisce. Anche a Cles ricordi. Anche a Cles pensieri. E sorprese.<\/p>\n<p>L\u2019opera del \u201cGruppo Terrae\u201d intreccia noccioli e attrezzi dei campi in un tempietto di natura. Ma il tempio apre tre porte di speranza. La speranza nella convivenza tra religioni. Per gli anziani ospiti \u00e8 altro. E\u2019 un roccolo.\u00a0 \u201cUn roccolo, come quelli dove passavamo tempo a catturare uccelli\u201d. E quella falce che per gli artisti \u00e8 insieme testimonianza e simbolo? \u201cQualche volta non avevo nemmeno la forza di impugnarla. Porca miseria quanto \u00e8 stata dura\u201d.<\/p>\n<p>Era dura anche per chi non faticava nei campi. Era dura anche per chi del suo passato lavorativo sente ancora oggi l\u2019odore. Anzi l\u2019 ossessione: ineliminabile puzzo di diluente. \u201cMa quel lavoro mi dava il pane per la famiglia. Oggi sono qui, trattato benissimo da un personale bellissimo. Che altro si pu\u00f2 chiedere di pi\u00f9?\u201d. Agli anziani basta poco, basta un po\u2019 d\u2019anima, per non sentirsi ai margini.<\/p>\n<p>E Lina, 97 anni che se te lo giurano non ci credi, ai margini non \u00e8 mai stata. Il suo gerovital? La scuola: insegnante girovaga tra Alto Adige e Trentino. Pioniera di un\u2019istruzione diversa da quella di oggi ma ieri come oggi \u2013 e lo dice con solennit\u00e0 \u2013 utile solo se unita alla passione.<\/p>\n<p>Lina \u00e8 maestra nel non salire in cattedra come forse potrebbe. Ascolta gli ospiti, gli altri anziani ospiti alla residenza\u00a0 che riassettano i\u00a0 loro ricordi. Se d\u00e0 i voti, non li dice.<\/p>\n<p>Che nel lungo doposcuola della vita la materia pi\u00f9 importante di tutte, la pi\u00f9 difficile da praticare, sia davvero l\u2019umilt\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal catalogo LEG\u00c1MI &#8211; 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Legami umani Di Carmine Ragozzino &nbsp; Anna, Celestina, Franca, Pierina. E, ancora,\u00a0 un&#8217;altra Anna. In cinque fanno 458 anni. Con Cesira gli anni sarebbero saliti ancora. E che salita. E che impennata anagrafica:\u00a0 565 anni. S\u00ec, perch\u00e9 Cesira di anni ne aveva collezionati\u00a0 la bellezza di 107. 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