{"id":1166,"date":"2017-09-18T06:38:15","date_gmt":"2017-09-18T06:38:15","guid":{"rendered":"http:\/\/gruppoterrae.org\/?page_id=1166"},"modified":"2017-09-18T06:38:15","modified_gmt":"2017-09-18T06:38:15","slug":"arte-naturalmente-di-carmine-ragozzino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/gruppoterrae.org\/?page_id=1166","title":{"rendered":"ARTE, NATURALMENTE Di Carmine Ragozzino"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #339966;\">ARTE, NATURALMENTE<\/span><\/p>\n<p>Di Carmine Ragozzino<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cEravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo\u201d. La canzone \u2013 il vintage che oggi non guasterebbe &#8211; \u00e8 di Gino Paoli. Una canzone. Un messaggio. Una speranza.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 manipolare una canzone per riadattarla con affetto \u2013 (non artatamente, e dunque senza inganno) &#8211; al \u201cGruppo Terrae\u201d? Certo che si pu\u00f2. Gli amici dei quali qui si parla praticano \u201canche\u201d un\u2019arte che di\u00a0 questi tempi cupi non \u00e8 scontata. E\u2019 l\u2019arte di un rapporto ormai fraterno: lungo e\u00a0 intenso. E sono, appunto, in quattro.<\/p>\n<p>Il bar? C\u2019entra e non c\u2019entra. Tuttavia i quattro in questione non disdegnano i brindisi, pur senza esagerazione. I prosit vengono prima e soprattutto dopo i loro oramai numerosi, significativi e inusuali progetti artistici. Sono brindisi da discussione: spesso animata. Alla fine, sono brindisi di accordo. E sono i brindisi grati a chi li aiuta nelle loro imprese. E i quattro del \u201cGruppo Terrae\u201d confidano che ad aiutarli siano sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>I progetti d\u2019arte, infatti, sono pregevoli gi\u00e0 quando sono singoli. Ma i progetti d\u2019arte attivano un moltiplicatore di valore quando sono azioni collettive. Quelle del \u201cGruppo Terrae\u201d sono sempre azioni collettive.<\/p>\n<p>Cambiare il mondo poi. A casa dei quattro amici, dei quattro del \u201cGruppo Terrae\u201d , non abita certo la presunzione. Eppure fanno la loro piccola parte nei territori ancora troppo inesplorati e vitali\u00a0 dell\u2019ecologia. Non solo dell\u2019ecologia ecologia.<\/p>\n<p>Accade quando traslocano &#8211; non metaforicamente &#8211; la loro competenza. Quando stendono all\u2019aria le loro diverse tecniche creative. Quando incrociano le loro esperienze, le loro conoscenze, le loro pratiche. Ma accade anche quando zappano. Quando segano. Quando legano e collegano\u00a0 i materiali che offre la natura. Materiali semplici\u00a0 che diventano strumento creativo. Che diventano simbolo. Con il \u201cGruppo Terrae\u201d\u00a0 l\u2019arte \u00e8 contadina. O torna contadina. Per loro la natura \u00e8 mezzo e guida.<\/p>\n<p>Da tre lustri e due anni a questa parte quelli del \u201cGruppo Terrae\u201d lasciano dunque i loro laboratori per trasferirsi sui prati, nei boschi, vicino ai rivi o sotto le vette. E\u2019 un trasferimento pi\u00f9 o meno annuale \u2013 un appuntamento impegnativo e gioviale &#8211;\u00a0 negli\u00a0 spazi di montagna, di collina e di pianura. Negli spazi all\u2019aperto il \u201cGruppo Terrae\u201d lavora. Negli spazi all\u2019aperto si intrecciano le idee ma anche, soprattutto, le idealit\u00e0 e valori che motivano i quattro artisti. Negli spazi aperti il \u201cGruppo Terrae\u201d ritrova e vuol far ritrovare suggestioni ed interiorit\u00e0 a chi &#8211; purtroppo e inevitabilmente \u2013 rischia di smarrire i sentimenti nella frenesia del quotidiano.<\/p>\n<p>I quattro del \u201cGruppo Terrae\u201d riempiono dunque i loro zaini di attrezzi. Ma li riempiono anche di rispetto e di amore. E\u2019 l\u2019ammirazione per una natura che \u00e8 grande, anzi \u00e8 grandissima, proprio nel \u201csuo piccolo\u201d: un ramo, una foglia, il colore e l\u2019odore cangiante della terra.<\/p>\n<p>I quattro amici in questi\u00a0 anni ne hanno combinate di ogni. Si sono spostati da una parte all\u2019altra della provincia partendo da quell\u2019Alta valle di Non che per loro \u00e8 domicilio e base di confronto. La loro \u00e8 una reciprocit\u00e0 tanto forte quanto infrequente nell\u2019universo artistico. Giuseppe Dondi, Alberto Larcher, Roberto Rossi e Fabio Seppi hanno storie e curriculum diversi.<\/p>\n<p>Giuseppe Dondi \u00e8 un folletto che i pi\u00f9 direbbero \u201cgiovane dentro\u201d. Shakespeare gli avrebbe certamente affidato un ruolo nel suo Sogno. Lui sa fare in scioltezza la magia pi\u00f9 difficile di tutte: emana umanit\u00e0. La\u00a0 sua umilt\u00e0 \u00e8 un contagio. Il contagio della simpatia. Era un decoratore Giuseppe. E\u2019 diventato abile anche nel dipingere i suoi sentimenti. Dondi ha infornato forme seguendo i complicati dettami del Raku. Adesso s\u2019\u00e8 buttato sul ferro, e sul rame. E il ferro, il rame, nelle sue mani diventano albero o pianta. Un Geppetto del chiodo e della ruggine. Ma anche quando \u00e8 fatta di chiodi e di ruggine la natura richiama la vita. E la natura va amata. Va difesa.<\/p>\n<p>Alberto Larcher insegna. Per passione prima che per stipendio. Lo si dice di tanti. Ma con lui, e con il suo collega Fabio Seppi \u2013 (entrambi colonne\u00a0 del Vittoria, il liceo delle arti di Trento) &#8211; non si sbaglia. E non si esagera. Larcher va in deliquio di fronte a tutto quanto si butta distrattamente: piatti, bicchieri, piastrelle, ninnoli, eccetera. Il segreto del mosaico \u2013 s\u00ec perch\u00e9 di mosaici Larcher \u00e8 innamorato \u2013 \u00e8 il particolare. Ci\u00f2 che appare insignificante per i pi\u00f9\u00a0 nell\u2019arte assume significato. Nei mosaici Larcher non assembla solo pezzi, anzi pezzetti, d\u2019ogni tipo e d\u2019ogni storia. Lui assembla il suo sentire: culturale,\u00a0 sociale e civile. Assembla anche i pensieri, le letture, le parole. E quel ritmo jazz che spesso lo ispira. E cos\u00ec l\u2019arte, un\u2019opera, \u00e8 un linguaggio dal vocabolario tutt\u2019altro che semplicemente artistico.<\/p>\n<p>Fabio Seppi \u00e8 un Keith Carradine della forma. La pittura, la stampa, la scultura con lui\u00a0 vanno a caccia di perfezione e di eleganza. In questo mondo di imperfezioni e di ineleganza lo stile dell\u2019uomo dal codino che ricorda l\u2019attore\/cantante di \u201cI\u2019m easy\u201d \u00e8 un\u2019\u00e0ncora. E\u2019\u00a0 qualcosa di prezioso cos\u00ec come sono preziose le dorature che spesso distinguono i suoi lavori.<\/p>\n<p>Roberto Rossi, \u201cBig Jim\u201d per nulla finto,\u00a0 le ha passate tutte: godendoci. Ha percorso la pittura, il mosaico, l\u2019incisione. E recentemente, ha fatto tappa nella ceramica. L\u2019arte, per lui come per gli altri tre, \u00e8 cambiamento. Altro non potrebbe essere. Cambiare tecniche e sperimentare. Ma\u00a0 senza \u201cfarsi cambiare\u201d dal rischio dell\u2019ego.<\/p>\n<p>Ecco, l\u2019ego. La presunzione. Sono i pericoli che sempre incombono sui \u201cvissi d\u2019arte\u201d. Ma sono pericoli che il \u201cGruppo Terrae\u201d non corre. Certo, ognuno dei quattro produce in proprio. Certo le differenze esistono, ci mancherebbe. Ma quando fanno squadra Larcher, Seppi, Dondi e Rossi sono un corpo unico. Anzi, sono un\u2019unica anima lanciata nella missione di fare dell\u2019arte un mezzo e non un fine.<\/p>\n<p>Quando progettano e realizzano i loro interventi sul territorio, (e per il territorio), i quattro artisti si contaminano. Felicemente. Ma soprattutto contaminano chi segue passo passo il loro lavoro. Lo fanno coinvolgendo per scelta\u00a0 chi vive nei posti dove sono chiamati ad operare con i loro allestimenti artistici. I bambini sono in testa alla lista dei \u201ccollaboratori\u201d perch\u00e9 dalla curiosit\u00e0, dall\u2019entusiasmo acerbo, si pu\u00f2 costruire una sensibilit\u00e0 che diventer\u00e0 adulta. Ma \u201cTerrae\u00a0 offre occasioni di creativit\u00e0 e fatica anche ai giovani: talvolta ai talenti delle Accademie, altre volte a studenti ed ex studenti dei due docenti del Vittoria. Nel lavoro pi\u00f9 recente alla casa di riposo di Taio sono intervenuti i bambini dell\u2019Asilo infantile. A Cles c\u2019\u00e8 stato spazi per i ragazzi della Cooperativa Kaleidoscopio coordinati dal capace Marco Vender. Per tre giorni hanno lavorato fianco a fianco con il \u201cGruppo Terrae\u201d. Una lezione artistica? Forse. Un incontro fra storie? Di sicuro.<\/p>\n<p>Tutti artisti e tutti operai quando il \u201cGruppo Terrae\u201d si mette all\u2019opera. Lavorare nella natura, lavorare con la natura, \u00e8 sudore. E callo. Ma \u00e8 anche soddisfazione vera. I progetti di \u201cTerrae\u201d sono un processo, un continuo \u201citinere\u201d. C\u2019\u00e8 \u2013 ovviamente &#8211; uno schema. Non c\u2019\u00e8 mai, altrettanto ovviamente, rigidit\u00e0.<\/p>\n<p>La natura \u00e8 un insieme di elementi che il tempo ed il clima rendono meravigliosamente mutevoli? E allora l\u2019arte in natura del \u201cGruppo Terrae\u201d non pu\u00f2 essere che uno scambio tra uomo e ambiente. Uno scambio continuo. Uno scambio imprevedibile e amico degli imprevisti. La natura \u00e8 cambiamento. Perch\u00e9 l\u2019arte dovrebbe essere fissit\u00e0? Il\u00a0 \u201cGruppo Terrae\u201d accetta con gioia che la natura con il tempo si appropri delle opere che vengono create. Accetta che le trasformi, che le confonda. Le installazioni del \u201cGruppo Terrae\u201d sono fatte per integrarsi nella natura. Dalla terra alla terra.<\/p>\n<p>In ogni progetto del\u00a0 \u201cGruppo Terrae\u201d\u00a0 si coltiva la sensibilit\u00e0 di ognuno dei quattro artisti. Crescono le idee di ognuno. Ma l\u2019idea di ognuno va a completare\u00a0 quella degli altri. Una battuta, perfino uno scherzo, la vista di un tronco o di un ombra, determinano spesso l\u2019opera. Un\u2019opera\u00a0 che cresce con il crescere della collaborazione tra i quattro e con tutti quelli che con loro accettano una sfida che \u00e8 insieme artistica e artigiana.<\/p>\n<p>Punti fermi, naturalmente, ce ne sono: l\u2019uso, ma mai l\u2019abuso, degli elementi naturali e della terra cruda, l\u2019 argilla. Ma il punto fermo del lavoro di \u201cTerrae\u201d \u00e8 che non ci sono punti fermi se non la stima reciproca per le esperienze, la personalit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 di ognuno dei quattro artisti.<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che dal 2000 ad oggi l\u2019attivit\u00e0 del \u201cGruppo Terrae\u201d pu\u00f2 vantare continuit\u00e0. C\u2019\u00e8 stato un crescendo di impegno, lavori sempre pi\u00f9 complessi e legittimamente ambiziosi. Lavori che non hanno gonfiato\u00a0 il portafoglio dei quattro. Loro sono artisti anche del gratuito e della pacca sulle spalle. Insomma, al mondo c\u2019\u00e8 ancora\u00a0 chi si sente appagato anche dell\u2019immaterialit\u00e0 di un grazie. O di un bravi. O di un \u201cche bello.<\/p>\n<p>Il\u00a0 Gruppo Terrae ha lasciato segni. Sono ormai tanti. Ha realizzato tanti \u201clegami\u201d. \u00a0Gli inizi con le sculture di terra paglia e la costruzione di un forno in terra cruda al Burrone di Fondo, l\u2019istallazione \u201cPeace\u201d che omaggia Alexander Langer sui prati del Telvera a Bolzano, il grande Orto di Nocciolo \u201cOrtus tortus\u201d a Levico, \u00a0\u201cTracce di passaggio\u201d al laghetto di Ruffr\u00e8. Il solidale Giardino per la Musica \u2013 Kunst Garten presso il giardino pensile del reparto oncologico dell\u2019ospedale di Bolzano. Le due manifestazioni dove il gruppo ha ottenuto un particolare riconoscimento, l\u2019installazione \u201cNidi\u201d realizzata al concorso Arte in Malga e \u201cFirst circle\u201d opera selezionata al concorso Arte Bosco Stenico.<\/p>\n<p>E ora, il passato e la memoria agricola che risvegliano forti sensazioni nelle case di riposo di Taio e di Cles.<\/p>\n<p>Ci sarebbe molto da raccontare. Molto da dire. Ma il lavoro del \u201cGruppo Terrae\u201d non va descritto. Va visto, vissuto. Va colta la filosofia: dalla terra alla terra. Insomma, il \u201cGruppo Terrae\u201d prende dalla terra e torna alla terra.\u00a0 La natura, negli anni, cambia volto e struttura a tutte le realizzazioni di \u201cTerrae\u201d. La natura si appropria dell\u2019arte tanto e pi\u00f9 di quanto l\u2019arte non si serva della natura. Quando questo non dovesse pi\u00f9 accadere, non ci sarebbe pi\u00f9 natura. Non ci saremmo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Se l\u2019arte aiuta a capirlo, l\u2019arte fa la sua parte. I quattro amici di Paoli volevano cambiare il mondo. I quattro amici-artisti di Fondo, Sarnonico, Ruffr\u00e8 e Romallo non vogliono arrivare a tanto. Ma indicano la strada che va dalla terra alla terra mescolando l\u2019argilla alla poesia. Percorrerla, questa strada, non pu\u00f2 che far bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal catalogo LEG\u00c1MI &#8211; 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARTE, NATURALMENTE Di Carmine Ragozzino &nbsp; \u201cEravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo\u201d. La canzone \u2013 il vintage che oggi non guasterebbe &#8211; \u00e8 di Gino Paoli. Una canzone. Un messaggio. Una speranza. 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